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Jeremy Rifkin

Parlare in pubblico come Jeremy Rifkin

Jeremy Rifkin

1: Jeremy Rifkin decide di parlare senza giacca e camminando davanti alle prime file

Jeremy Rifkin è famoso per le sue teorie sull’impatto che l’innovazione tecnologica avrà sul futuro del pianeta. Qualche giorno fa, il 5 settembre, ho avuto l’opportunità di ascoltarlo ad una conferenza nella sede milanese di Assolombarda. Non intendo però soffermarmi qui su quanto ha detto, poiché potete trovare facilmente su internet molti siti che riportano il suo pensiero (ad esempio potete cominciare da qui: http://it.wikipedia.org/wiki/La_Terza_rivoluzione_industriale)

Mi interessa invece sottolineare il suo modo di comunicare, perché è stato subito chiaro a tutti che Jeremy Rifkin è uno che sa parlare in pubblico. “Bella forza” – direte voi – “sono decenni che gira il mondo facendo conferenze, vuoi che non sappia parlare in pubblico?”. Ebbene io non credo che la sua sia solo esperienza, credo invece che si sia preoccupato di studiare come far arrivare meglio il suo messaggio e che abbia messo in atto una serie di “trucchi” per rendere il suo intervento particolarmente coinvolgente.

Io l’ho osservato ed ecco cosa ho imparato:

Assolombarda

2: parlare dal palchetto rende l’intervento statico e sottolinea la separazione e la distanza con il pubblico

1) Mettersi (e mettere gli altri) a propro agio.
Quando Rifkin è stato chiamato per iniziare il suo intervento, si è alzato dalla propria sedia, si è tolto la giacca, ha bevuto un po’ d’acqua, si è posizionato subito davanti alle prime file di spettatori (come si può vedere dalla prima immagine), ha salutato in italiano con un allegro “buongiorno” e poi, tenendo il microfono in mano, ha iniziato in inglese il suo discorso, spostandosi ogni tanto di qualche passo verso destra e verso sinistra.
Ben diversi erano stati i due relatori che avevano preceduto Rifkin, i quali avevano preferito, con un atteggiamento molto più formale, rivolgersi al pubblico ben riparati dietro il palchetto ufficiale della sala conferenze, costretti quindi all’immobilità e con le mani occupate a tenere in mano i fogli da leggere. Inoltre il palco non ha fatto altro che sottolinere la distanza e la separazione fra i relatori e il pubblico.

 

Jeremy Rifkin

3: poche righe permettono a Rifkins di tenere il filo del discorso, senza la necessità di leggere tutto

2) Non leggere il proprio discorso.
Come si può vedere nella terza foto, Rifkin tiene in mano un foglietto in cui si intravedono solo una decina di righe scritte, che però lui non ha mai guardato. Ha parlato in modo spontaneo, seguendo un percorso di ragionamenti ben preciso (quello elencato nel foglietto, presumo), e non è caduto nella tentazione di scrivere e leggere tutto. In questo modo il suo modo di comunicare è risultato più vivido e naturale, rispetto a quello di chi si è limitato a leggere pedissequmente i fogli che teneva in mano.

3) Cercare la sintonia con il pubblico
Una delle cose che mi ha stupito di più è che Rifkin abbia raccontato durante il suo intervento diversi aneddoti in cui ha citato i propri famigliari: “mia moglie mi ha fatto notare…”, “voglio che i miei nipotini…” ecc. Non è detto che questi aneddoti siano veri, ma dal punto di vista comunicativo ci presentano il relatore nella sua vita quotidiana e ce lo fanno sembrare simile a noi, rendendo così più facile l’accettazione di quanto dice.
Pensate alla differenza con quei conferenzieri che ogni intanto infilano nel discorso frasi del tipo “com’è stato pubblicato nell’importante rivista scientifica…”, oppure “è stato dimostrato dagli studi dell’Università xyz…”. In tutti questi casi possiamo anche essere convinti dall’autorevolezza delle fonti, ma resteranno informazioni che vengono da qualcosa che percepiamo come lontano e che come lontano continueremo sempre a sentire.

4) Usare parole che rimandino ad elementi emotivi, positivi e legati al futuro
I numeri, i dati e le informazioni sono necessari per supportare le argomentazioni, ma non sono questi gli elementi che toccano nel profondo. Se vogliamo davvero coinvolgere il nostro pubblico è importante fare leva su elementi emotivi, su parole che rimandino a significati positivi, meglio ancora se hanno a che fare con una visione futura.
Negli ultimi tre minuti del suo intervento Rifkin è riuscito a mettere in fila queste parole: buon senso, speranza, potenzialità, unire la comunità, coraggio, lungimiranza, opportunità, nipotini (le ultime quattro parole erano tutte nell’ultima frase).

Alla chiusura del discorso la platea si è sciolta in un lungo applauso, che ritengo pienamente meritato. Almeno dal punto di vista della qualità comunicativa.

 

Nota: le immagini sono state ricavate dal video: http://www.youtube.com/watch?v=G7EDMzbv9kA